Un giorno con Sister Tarcisia

                               

Solwezi, novembre 1973 -  Questa mattina ho organizzato le materie scolastiche per le maestre, ho cambiato tutte le fasce al lebbrosario... ho tagliato, pulito, fatto i bagni, ho stretto i denti parecchie volte, ma poi a farmi cambiare un po' l'umore e` arrivato il nostro caro amico don Lorenzo Marigo: mi porgeva le fasce, i cerotti, scambiava parole in lingua kaonde con i lebbrosi. Ho fatto tacere un po' i piu` piccoli a cui cercavo di fare i bagnetti per le madri che non hanno mani.

Non avevo neppure finito che ecco che arriva una chiamata urgente per la minaccia d'aborto (sei mesi).... via in moto! Arrivo in tempo per il bene di ambedue, e poi di ritorno. Sulla porta del dispensario c'era il ragazzo che aiuta a distribuire le medicine che mi dice: corri suora, c'e` del lavoro per te! Infatti un pover'uomo mentre lavorava sui campi si era dato un colpo di accetta sulla gamba e poi aveva camminato per nove chilometri, era sfinito!

Tutto bene di nuovo, ho cucito una serie di punti che non mi sembrava vero di rivedere la gamba in ordine di nuovo. Anche qui chiamai don Lorenzo, che per la prima volta vedeva una cosa simile, per passarmi pinze, forbici e tenere i punti fermi man mano che io legavo. Che bravo! Non ha neppure cambiato colore. Mi ha solo detto a un certo punto " E` Cristo che soffre! - Aveva le mani imbrattate di sangue. - Non pensavo che per amore avrei potuto fare questo". Il poverino che, grazie all'anestetico locale, era indolore, non vedeva l'ora di dire grazie per il rattoppo e...che aveva fame.

Questo è il ritmo di metà giornata, non vi racconto l'altra metà altrimenti girerà pure a voi la testa come a me, a questo punto, che sto in sala parto con una povera madre che darà alla luce la sua undicesima creatura, Perciò miei cari fratelli capirete il perché del mio ritardo, della mia fretta e della mia impossibilità di trovare alle volte un po' di calma di mente per concentrarmi e scrivere.

Vorrei dire altro, ma eccomi qui al lume di due candele che attirano tanti di quei moscerini di dimensione e qualita` diverse che non so come farli stare un po' buoni. Chi si brucia le ali, chi cade sul foglio e chi mi dà altro fastidio. È bene, perché mi tengono compagnia e mi fanno stare sveglia, ma non posso più continuare...

(Dal libro: "A Piene Mani. Storia di suor Tarcisia, missionaria in Africa")

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Foto gentilmente fornite da Carlo Landucci  www.occhidellasperanza.it